Social, coesione, autonomia

Social, coesione sociale, autonomia

Social, coesione, autonomia è un breve saggio di Derrick De Kerckhove publicato su La Stampa del 28 settembre 2022. Si concentra sulla pervasività degli algoritmi su questioni umane di importanza cruciale come le diagnosi mediche, i verdetti legali, i consigli finanziari e le decisioni militari. Gli algoritmi rendono il linguaggio individuale meno importante, riducono l’autonomia del pensiero individuale, e, aspetto grave, indeboliscono la coesione sociale. Il progressivo sgretolarsi della cultura alfabetica, pazientemente costruita per secoli a sostegno del senso comune, si sgretola e di conseguenza si verifica anche la perdita di riferimenti e referenti che sostengono il nostro senso della realtà; il significato stesso delle parole vacilla e svanisce. Così, l’Occidente sta perdendo il senso comune e questo è l’inizio della fine della coesione sociale, con le conseguenze disastrose che conosciamo, non solo nel contesto dell’info-pandemia, ma ancora più gravemente nella guerra in corso. Ci salverà l’informatica quantistica?

Su ItalianaContemporanea il saggio è rubricato nella pagina “Digitale e democrazia“. Il testo è di 1.386 parole e richiede circa 6 minuti di lettura. In fondo a questa pagina è disponibile anche l’audio.


Nella nostra società sempre di più si assiste al rischio di un “governo delle macchine” dove i leader li crea l’algoritmo e dove i cittadini si adeguano a comportamenti e decisioni imposti dalla tecnologia. I flussi di pensiero pilotati attraverso i social media, le fake news contano più che l’intelligenza privata, la memoria. Davvero assisteremo sempre più a una “tirannia morbida” di un governo delle macchine?

Siamo giа vittime della morbida tirannia dei nostri media. Prima c’era la televisione, ora ci sono gli algoritmi. Gli algoritmi competono con i linguaggi per gestire gli affari umani. Questo è il cuore della crisi epistemologica contemporanea. La vera domanda è se riusciremo ad adattarci abbastanza velocemente a un nuovo ordine sociale prima che il vecchio si sgretoli in una doppia catastrofe ambientale o nucleare. Le risorse dell’individualismo occidentale si sono indebolite. La proliferazione delle camere dell’eco online porta a una sorta di mini-tribù cognitive: è indicativo di una perdita di identità personale. Così come la mania dei selfie, una sorta di strategia di ri-assicurazione per posizionarsi nello spazio e assicurarsi che “io ci sono ancora”. Tenendo conto della spinta digitale all’esternalizzazione delle facoltа cognitive, la crisi epistemologica e la perdita del senso comune e della coesione sociale hanno molto a che fare con la ridotta resistenza delle menti individuali alla persuasione nascosta e palese. Sempre più persone non hanno idea di ciò che sta accadendo con la critica dei valori e delle convenzioni con cui sono cresciute. La maggior parte dei sistemi educativi occidentali li ha delusi enfatizzando la competizione selettiva e la specializzazione utilitaristica che si concentra sui rendimenti piuttosto che sul bene comune, ignorando così gli effetti deleteri della crescita a tutto tondo sull’ambiente e sul benessere sociale. Contemporaneamente, gli strumenti digitali per risparmiare tempo e fatica hanno gradualmente impoverito le competenze innate che le persone acquisiscono con il tempo dell’apprendimento; si è ridotta anche la disponibilità a compiere sforzi intellettuali di base per comprendere il proprio contesto e valutare le proprie responsabilità.

Un sistema limbico sociale collettivo e connettivo, guidato dalle emozioni e operante a velocitа virale, ha trasformato il pettegolezzo locale in clamore globale, consentendo a pericolose agende private come il terrorismo e la manipolazione elettorale di sconvolgere viralmente e globalmente un ordine sociale già fragile. Dove siamo ora: la democrazia, in molte nazioni, è a pezzi e, laddove lo stato di diritto governa ancora gli altri, essa è minacciata da crescenti tendenze rabbiose che sfociano nella violenza per far valere le proprie ragioni.

Come Zac Gershberg e Sean Illing hanno esaminato in una recente pubblicazione, il paradosso che vedono nelle democrazie occidentali è la contraddizione critica che il “free-for-all” digitale sta presentando alle condizioni democratiche precedentemente funzionali alla comunicazione umana: «Tali condizioni sono determinate in larga misura dagli strumenti di comunicazione di una società, facilitati dai media. Le democrazie sono infatti definite dalla loro cultura della comunicazione. Se una democrazia consiste nel fatto che i cittadini decidono, collettivamente, ciò che deve essere fatto, allora il processo con cui lo fanno determina quasi tutto ciò ne dipende. Questa è l’intuizione chiave di ecologisti dei media come Marshall McLuhan e Neil Postman, che avevano entrambi avvertito dell’imminente disastro dell’era della televisione e dell’immagine. Hanno intuito che l’ambiente mediatico non decide solo a cosa le persone prestano attenzione, ma anche come le persone pensano e si orientano nel mondo. Infatti, “ogni forma di media ha la sua epistemologia, i suoi pregiudizi, e favorisce certe abitudini cognitive rispetto ad altre» (da The Paradox of Democracy: Free Speech, Open Media, and Perilous Persuasion, di Zac Gershberg e Sean Illing) .

Forse, ma la televisione, trasmettendo a grandi platee in tempo reale, era ed è ancora in grado di promuovere l’unità e un minimo di coesione sociale nelle diverse comunità. Gli algoritmi digitali invece creano inconsapevolmente divisione, portando alla de-coesione sociale, a una visione senza oggettività che nega la scienza. Il duraturo edificio della cultura alfabetica, con le sue regole scritte su codici e istituzioni pazientemente costruiti per secoli a sostegno del senso comune, si sgretola e di conseguenza si verifica anche la perdita di riferimenti e referenti che sostengono il nostro senso della realtа; il significato stesso delle parole vacilla e svanisce. Così, l’Occidente sta perdendo il senso comune e questo è l’inizio della fine della coesione sociale, con le conseguenze disastrose che conosciamo, non solo nel contesto dell’info-pandemia, ma ancora più gravemente nella guerra in corso.

Aggiungono Gershberg e Illing: «Persone come Postman commentavano la sovranità della televisione nella cultura americana e il modo in cui trasfigura tutto ciò che tocca. Ma Internet e i social media si sono aggiunti a questa terra desolata dello spettacolo, aggravando il problema in un milione di modi diversi. L’ossessione per il dramma e l’intrattenimento è ora sostenuta da flussi di notizie curate che creano bolle epistemologiche e promuovono impulsi tribali. Gli Stati Uniti e molti altri Paesi stanno affrontando la più grande sfida strutturale alla democrazia che il mondo abbia mai visto: una società veramente aperta. Senza guardiani, non ci sono vincoli al discorso. La tecnologia digitale ha cambiato tutto e, di conseguenza, la realtа è in palio come non lo è mai stata prima.

La svalutazione del linguaggio succede per due ragioni principali: la prima, già accennata e sempre più evidente, è che Internet e le tecnologie correlate permettono a chiunque, per quanto inetto o disinformato, di appropriarsi del potere di parlare e distribuire opinioni non verificate o di parte. Queste possono raggiungere non solo le camere d’eco amichevoli, ma si diffondono anche nelle comunità di interesse e provocano risposte rabbiose da parte di chi non è d’accordo e aumenta la confusione con le proprie opinioni. Il risultato è che le parole e gli argomenti perdono la loro stabilità e generano sfiducia, quella che purtroppo si rivolge anche alle norme scientifiche, istituzionali, sociali e ad altri valori consolidati.

La seconda ragione per cui il linguaggio sta perdendo la sua presa sulla società – e viceversa, la società sta perdendo la sua padronanza sul linguaggio – è che la digitalizzazione lo aggira completamente. Non occupandosi del significato ma dei modelli nei Big Data, applicando analisi dei dati sempre più potenti a questioni umane di importanza cruciale come le diagnosi mediche, i verdetti legali, i consigli finanziari e le decisioni militari, gli algoritmi rendono il linguaggio meno importante. L’acquisizione pervasiva degli affari umani da parte della trasformazione digitale è la ragione più profonda per cui il mondo in generale sta affrontando una crisi epistemologica.

Quali sono le potenziali vittime degli algoritmi?

L’autonomia: più le decisioni vengono prese dalle macchine, minore è la libertà di decisione e di movimento delle persone.

  • la proprietа individuale e il controllo del pensiero: le persone non sono più proprietarie e controllori esclusivi del proprio pensiero perché le tecnologie sono perfettamente in grado di ripercorrerlo, anche in tempo reale;
  • l’interiorità psicologica: I primi pensieri e sentimenti vengono proiettati sui social media e le macchine stanno acquisendo funzioni cognitive interne, tra cui memoria, intelligenza e immaginazione;
  • la reputazione: l’era della trasparenza digitale espone le persone.

La vera domanda è come gli esseri umani possano comportarsi in queste condizioni di vulnerabilità. Non solo l’adozione di nuove tecnologie solleva questioni etiche, ma alcune di esse, come la comparsa della stampa oppure, ora, la digitalizzazione della cultura umana, richiedono un ordine etico radicalmente nuovo.

La doppia crisi di significato e di valore sottolinea la fragilità del tempo presente. I negazionisti del cambiamento climatico, gli antivaccinisti, la polarizzazione ideologica e le illusioni del deep state sono segni che il terreno del linguaggio come legame sociale si sta indebolendo. La speranza è che questo sia solo un periodo di transizione da cui emergerа una nuova coerenza e coesione sociale per superare lo scollamento tra due diversi ordini di realtà, quello dell’alfabetizzazione e quello della trasformazione digitale. Non si tratta di scegliere tra l’uno e l’altro. Sia il linguaggio che gli algoritmi sono necessari per la comprensione e l’accordo umano. È urgente risolvere la crisi perché la minaccia nucleare è reale e la decoesione sociale globale favorisce l’esito peggiore. Tecnologicamente siamo a metà strada, anche se l’obiettività e il consenso stanno iniziando a muoversi nella direzione dei Data Analytics e del processo decisionale algoritmico. È ora urgente completare la trasformazione digitale accelerando il potenziale dell’IA e della Data Analytics. Ciò potrebbe richiedere una rapida maturazione dell’informatica quantistica.


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