La rivoluzione totalitaria taleban

La rivoluzione totalitaria taleban, un contagio per i musulmani. Dimessa la facciata moderata, l’Emirato diventerà il feudo della purezza religiosa. Userà la forza dell’esempio per attrarre a sé fedeli e nazioni islamiche.

Commento ai fatti afghani di agosto di Domenico Quirico per La Stampa del 23 agosto 2021,rubricato su ItalianaContemporanea nella pagina “Afghanistan“.


Proviamo a immaginarlo: l’Emirato dell’Afghanistan. Facciamo in fretta. Non c’è più nulla in sospeso. Non si preconizza. Si fa. Tra qualche settimana sarà ben installato, una ingombrante realtà geografica e politica. Ora con le immagini dell’aeroporto, e i fuggiaschi che si accalcano con i volti solcati dalla paura come campi arati, la tragedia afgana sembra più vicina. Ha dei contorni più familiari, più precisi. Esiste. Eppure. Il dopo è già in gestazione, inesorabile.

Come in un finale d’opera i nocchieri della catastrofe occidentale son ancora tutti alla ribalta con le loro facce ben conosciute, i loro annunci sono piccoli incidenti retorici, residui da rigattiere. Si insiste sulla emergenza umanitaria, per non dover rispondere dell’altro. Si promette di portar via tutti i “nostri afghani”, ammettendo così in modo esplicito che gli altri, che sono 34 milioni, non ci riguardano, li abbiamo già consegnati senza troppi sudori del rimorso alla cura dei fanatici.

Si lanciano campagne per adottare l’afghano da salvare e ognuno, secondo una inguaribile visione corporativa del mondo, si avviticchia al suo. I giornalisti salvano i giornalisti, i medici il personale sanitario, le femministe le donne, gli scrittori, scrittori di cui non hanno mai letto un libro. Senza porsi la domanda se svuotare l’Afghanistan di tutti coloro che sono un’alternativa umana politica e culturale al pensiero fondamentalista non sia un bel regalo fatto ai taleban: che forse per questo, e per qualche altro redditizio baratto, lasciano fare. Nell’Emirato le nuove generazioni cresceranno così senza pensare che ci sia qualcosa di diverso dal pensiero unico: la migliore garanzia di dominio millenario.

Dopo venti anni di bugie decrepite ne abbiamo già pronto un nuovo armamentario per gli afghani stralunati che sbarcano nei nostri aeroporti. Chissà se questi sventurati venendo da un Paese in cui la tragedia è vana, il trionfo rovina, il quotidiano è angoscia del domani trovano in questa vita nostra alla giornata, una esperta e sorridente saggezza. Il senso della Storia ridotto al giorno, all’ora, al momento che passa. Con la dimenticanza già pronta in tasca.

Sull’aeroporto del nuovo Emirato, tornato tranquillo, sventolerà tra poco la bandiera ammonitrice dei taleban. Pattuglie di zelanti controllori della virtù civica e teologica pattuglieranno le strade per tener lontana l’esibizione del vizio. L’aeroporto non sarà sonnolento, anzi: atterreranno fitte delegazioni cinesi alla ricerca di buoni contratti per estrarre minerali rarissimi (chissà perché spuntano sempre dal sottosuolo di lande derelitte dopo guerre e rivoluzioni?) e per sdebitarsi con strade e infrastrutture. Alla shura talebana vanno benissimo, i discreti apostoli del capitalismo confuciano: vivon chiusi in miniere e cantieri, non danno scandalo con abitudini empie, finito il lavoro spariscono senza lasciar tracce ideologiche. Adorano anche loro l’Ordine.

Solo con lieve ritardo spunteranno, un po’ timidi all’inizio, anche pionieri del buon affare dall’Occidente e da altri orienti. La televisione trasmetterà no stop delle prediche delle star delle madrase e notiziari sull’inesorabile espandersi del vero pensiero islamico nelle terre dei tiepidi e degli infedeli.

La Resistenza del nord è scomparsa in poche settimane: i leoni del Panshir erano stanchi, chiacchieroni senza seguito. Massoud junor, tipo azzimato e inconcludente, vivrà ormai a Parigi, nel sesto chiccoso arrondissement, dove in coppia con il filosofo delle star, Bhl, terrà ben remunerate conferenze sulla disperante tragedia afghana, e scriverà toccanti editoriali per «Le monde».

Per qualche mese sarà in piedi uno scenografico governo di coalizione con alcuni personaggi del vecchio regime, pentiti o convertiti alla giusta fede. Vecchio trucco dei totalitarismi, la fase ecumenica, gentile. E poi bisognava regalarlo ai governi musulmani amici e agli occidentali che dovevano salvar la faccia. Molto utilizzato, all’inizio, l’ex presidente Karzai soprattutto per necessità scenografiche, cerimonie, incontri ufficiali. I taleban hanno notato che spesso a noi occidentali basta un inglese fluente e un vestito costoso per innescare fiducia. Dopo qualche mese saranno evocati alcuni dossier che i taleban avevano “scoperto’’ nei giorni della conquista di Kabul: bustarelle milionarie, peccatucci con gli abominevoli invasori americani. La terza via afghana all’islamismo democratico sparirà fisicamente con discrezione. Nessuno si farà molte domande: in fondo per gli afghani erano personaggi che non meritavano tutta questa pena.

Le ambasciate si ripopoleranno: per prime quella del Pakistan, ovviamente, antico socio dei taleban, poi il Qatar milionario e la Turchia. L’hanno subito detto che con la nuova Kabul si deve parlare. Ciascuno di loro con la speranza, molto fragile, di poterli manovrare, i barbuti dell’Hindu Kush. Seguiranno il loro esempio via via altri paesi musulmani, anche quelli che hanno maggiori ragioni di aver paura degli alleati estremisti dei taleban, i sognatori della purificazione dell’islam falso e bugiardo. Essere accettati a Kabul, nuova Mosca del Verbo estremista, patria per i senza patria estremisti, è la garanzia perché quei pericolosi giannizzeri del jihad universale vengano dirottati su altri bersagli. Saggia precauzione: il trionfo a Kabul, con gli americani umiliati e fuggiaschi, solleverà entusiasmi in tutta il pianeta musulmano. Delegazioni di aspiranti imitatori verranno a visitare il paese dell’islam realizzato, a imparare come si fa a cacciare l’Occidente. Una seduzione taleban, che farà seguito a quella per Bin Laden e per il califfato di Mosul.

Quello che è accaduto non è un imprevedibile accidente anacronistico, guidato da uomini preistorici, uomini di un altro tempo che per caso si trovano a dirigere un grande paese in una zona nevralgica del mondo.

Semmai un altro tassello della rivoluzione totalitaria islamica che come quelle francese e russa ha enormi ripercussioni, non solo interne fra le genti che la vivono, ma fra tutte le genti con cui ha un discorso in comune. Il nazionalismo jihadista degli afghani, più astuto e prudente della furia universalistica dei siriani, non preannuncia però furie territoriali e annessionistiche. Userà il micidiale contagio dell’esempio.

Guida alla lettura

Descriviamo lo stile di di Domenico Quirico. Ve ne indichiamo le caratteristiche salienti, vi facciamo uno o due esempi, a voi trovare nel testo altri esempi simili da trascrivere nella scheda qui sotto, dopo averla stampata.

Cliccate sull’immagine per ingrandirla

Total Page Visits: 33 - Today Page Visits: 1