La Zeta sulle armi russe: significato e usi

In Italia. Una rete su Twitter adotta la Z

Inchiesta di Jacopo Iacoboni pubblicata su La Stampa del 30 maggio 2022. L’inchiesta espone i risultati di una ricerca: in Italia una rete su Twitter adotta la Z. 551 account Twitter sono connessi ad altri ottomila, e costruiscono una rete tra ambasciata russa a Roma, sovranisti e comunisti. Diffondono disinformazione e falsi, che a volte poi penetrano nelle tv più seguite. Bersaglio principale: il premier europeista.

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Secondo una grafica circolata molto nella propaganda del Cremlino, la ormai tristemente nota Z starebbe per “Esercito orientale della Russia”, mentre altri simboli indicherebbero altre dislocazioni dei soldati russi in Ucraina: la Z dentro un riquadro per “Forze russe di Crimea”, la O per “Forze armate bielorusse”, la V per “Marine russi”, la X per “Forze cecene”, la A per “Forze speciali”, e così via. La realtà è un’altra: la Z può essere vista sulle unità russe su tutti i fronti dell’invasione russa dell’Ucraina: anche sui veicoli della cosiddetta “Repubblica di Donetsk”. In sostanza, Z è un simbolo unificante, come si vede ormai anche dalle pubblicità orwelliane che compaiono sulle tv di stato russe, nelle quali la polizia in assetto antisommossa, tutta vestita di nero, si congiunge misticamente col popolo russo a disegnare appunto la Z nelle strade. Simbolo orwelliano, ma non limitato affatto alle “Eastern Russian Army”.

Secondo una nuova analisi dei dati realizzata da un ricercatore italiano e ex hacker, Alex Orlowski, ci sono 551 account univoci in italiano che utilizzano chiaramente nel simbolo la Z della propaganda russa. Questi account si segnalano per operazioni di sostegno alla Russia e disinformation – tipo diffondere la falsa grafica dei sei piani sotterranei del bunker Azovstal, poi rivelatasi in realtà la grafica di un gioco da tavola, ma capace di ingannare anche programmi tv – e attacco e campagne d’odio contro presunti “nemici” di Putin. La ricerca ha analizzato 639mila tweet, una mole sufficiente per condizionare le conversazioni online in lingua italiana, e soprattutto, i 551 account sono stati filtrati rispetto a tutta una rete che arriva a circa 8mila account di riferimento (che quindi possono comprendere doppioni, o account inautentici). Le caratteristiche che vengono fuori sono abbastanza inquietanti. Intanto, perché l’account dell’ambasciata russa è il secondo al centro di questa rete. E viralizza anche falsi evidenti, per esempio negazionisti su Bucha.

Questi “zetisti” italiani quasi sempre insultano o denigrano o attaccano gli oggetti del loro tweet, e parlano bene quasi solo dell’ambasciata russa in Italia. Seguono i nomi culto del complottismo e della sfera no vax, o media della destra o del populismo, ma anche della sinistra radicale legata alle sigle comuniste: congiunzione di destra e sinistra alternative, rossobrunismo. Orlowski spiega: «Per la nostra ricerca siamo partiti da un gruppo di account selezionati, riconosciuti come vicini a posizioni filo-russe che sostengono apertamente in pubblico. Nello specifico, si tratta di otto profili Twitter anonimi che adottano la Z e ne sostengono la causa. Partendo da qui abbiamo ricostruito una rete di altri account ad essi collegati. Profili simili tendono a seguirsi a vicenda: perciò, partendo da una selezione, siamo riusciti a risalire a tutta la rete». Che mostra diversi segni di coordinazione, tra cui il lancio di hashtag contro Mario Draghi.

I 551 account danno luogo a un “movimento” di account che arriva quasi a un milione: «La mappatura di 550 account univoci ha costituito la base per un ulteriore arricchimento della lista: in questo modo siamo arrivati a una mole di dati sufficientemente elevata, quasi 1 milione di account che, una volta eliminati i doppioni ed effettuati i filtri pertinenti alla Z, sono diventati circa 150mila». La differenza tra i 551 e i 150mila è che i primi sono account “zetisti” puri, gli altri utilizzano anche altri simboli e altre narrazioni.

Sono stati individuati e selezionati solo gli account che parlano italiano o dell’Italia. Tra i più intersecati con questa rete ci sono, in quest’ordine, gli account di lady Onorato, dell’ambasciata russa in Italia (che ha una base media di partenza di amici di 844 su ogni tweet, il che per i numeri di twitter dà impressione di potenza), di Byoblu, di Meluzzi, di Diego Fusaro. Tra gli hashtag, “Giovanni Frajese”, noto esponente No Vax, è il nome il più ricorrente, il che oggettivamente interseca galassia no vax e putinismo. Sappiamo anche che le chiavi #putin, #russia, #ucraina e #azovstal si incrociano con #green pass, #italexit e con una fortissima campagna contro Mario Draghi. Non è un’opinione ma un fatto: i network si sovrappongono. Tra i più retweetati spiccano un paio di giornali di destra, subito seguiti da altri noti nella sfera populista e no green pass come Imola Oggi, ByoBlu, Radio Radio e L’antidiplomatico, il giornale di geopolitica vicino un tempo alla galassia M5S. Ci sono alcuni giornalisti bersaglio di migliaia di tweet di odio o di falsi, tra cui spiccano alcuni dei quotidiani La Stampa e La Repubblica. Fare propaganda putiniana in Italia non è reato – mentre in molti paesi la Z è stata resa illegale e viene parificata all’uso della svastica (dalla Germania alla Repubblica Ceca, Polonia, Lituania, Lettonia, Moldavia, e ovviamente Ucraina). È reato invece istigare all’odio e alla violenza, cosa che in alcuni casi avviene, in questa rete putiniana.

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